domenica 3 luglio 2016

Come nasce “Ci sarà Un Posto Al Sole per Netflix?”

Dopo il fortunato incontro dello scorso aprile “Twitto quindi tifo”, che è stata anche un’originale occasione per discutere della mia prima monografia Deciders. Chi decide sulla rete (Dante & Descartes, Napoli 2015), lunedì 4 luglio, alle ore 18.30, torno da IOCISTO per presentare il mio secondo volume, Effetto Netflix. Il nuovo paradigma televisivo (Egea, Milano 2016), un saggio sulle nuove frontiere della televisione e della produzione audiovisiva in Rete.
Anche stavolta, d’accordo con i relatori e con i soci della prima libreria dei cittadini di Napoli, ho deciso di introdurre nella sala delle presentazioni di IOCISTO un incontro dibattito, che partendo dai temi trattati nel libro, si concentri su presente e futuro delle serie tv e l’ho intitolato, con una domanda (quasi) retorica, “Ci sarà Un Posto al Sole per Netflix?”.
Proveranno a rispondere con me a questa domanda, stimolando anche il dibattito con pubblico, Francesco Pinto, direttore del Centro di Produzione TV RAI di Napoli, che per primo mi ha spinto a lavorare ad una pubblicazione su Netflix, e che mi ha seguito attentamente in tutte le fasi precedenti e successive l’uscita del saggio; Fabio Sabbioni e Paolo Terracciano, rispettivamente produttore creativo e head writer di Un Posto Al Sole, che hanno accettato volentieri di portare il punto di vista di chi lavora da anni alla serie al tavolo di discussione; Sergio Brancato, sociologo della comunicazione e dei media, professore associato all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, massimo esperto di serialità audiovisiva.
Ho scelto di presentare Effetto Netflix partendo da Un Posto Al Sole, perché ritengo che la produzione interamente partenopea sia stata, a metà anni Novanta, l’unico tentativo di risposta non autoreferenziale della serialità italiana, e in particolare di quella del broadcaster di servizio pubblico, alle nuove tendenze dell’audiovisivo contemporaneo. Da questo punto di vista non è quindi sbagliato ritenere Un Posto Al Sole, considerato troppe volte dalla stampa e dalla critica uno dei prodotti più tradizionali della fiction televisiva italiana, un punto di svolta nel panorama dell’audiovisivo italiano, allo stesso modo in cui in questi mesi è stato presentato l’esordio della piattaforma televisiva on demand Netflix, che punta ad inserirsi come “tutta un’altra storia” nella tv italiana. Dall’altro lato, se è vero che Un Posto Al Sole punta fortemente alla fidelizzazione della community di fan e appassionati tramite il web e i social, la costruzione, anche narrativa, della serie presenta molte differenze rispetto ai prodotti fruiti in streaming, in modalità binge watching, su Netflix.
Per cui, sebbene la risposta alla domanda che intitola il dibattito si debba ritenere probabilmente negativa, non mancheranno spunti interessanti di confronto tra le due esperienze televisive portate avanti dalla tv algoritmica di Los Gatos e dalle vicende ambientate nel condominio di Palazzo Palladini, che da vent’anni riempiono i palinsesti serali di Rai Tre.
Netflix, a dimostrazione dell’importanza assunta dalla serialità audiovisiva nell’immaginario postmoderno, punta decisamente su prodotti classificabili come TV series per arricchire il suo catalogo. Grazie alla capacità di analisi delle preferenze e delle modalità di consumo degli abbonati veicolata dal sistema di funzionamento della piattaforma creata da Reed Hasting, Los Gatos è riuscita negli anni a rafforzare la sua immagine e il suo posizionamento nell’universo televisivo, dominato da un brand come HBO, producendo prodotti raffinati e in linea con le esigenze del suo pubblico come House of Cards, Orange Is The New Black, Narcos, Daredevil. Su queste serie, fra l’altro, Netflix investe molto anche sul versante promozionale, con un forte impegno sui social media (i vari profili Facebook e Twitter sono molto apprezzati dagli utenti, anche per l’uso disinvolto e sapiente delle forme di comunicazione virale, dalle gif ai mash up, più diffuse sulle piattaforme di social networking), e una notevole attenzione al mondo tradizionale dell’audiovisivo, testimoniata, lo scorso anno, dalla presenza al Festival di Cannes, e quest’anno, dai 9 kg di DVD dei Netflix Originals inviati a tutti i giurati degli Emmy Awards in vista della cerimonia di premiazione di settembre. Anche per il suo arrivo nei nuovi Paesi, Netflix sta cercando di posizionarsi con serie originali, come Marseille in Francia, 3% in Brasile e Suburra in Italia (prodotto in collaborazione con RAI, e affidato a Cattleya, disponibile sulla piattaforma il prossimo anno).
D’altronde, se interpretiamo la domanda di partenza chiedendoci se Netflix avrà “un posto al sole” nella tv italiana, al momento la risposta non può che essere interlocutoria, visti i risultati ancora in debole crescita del colosso di Los Gatos nel Belpaese. Quel che invece è certo è l’insieme di nuove idee, energie e sinergie produttive che l’arrivo di Netflix ha portato nel sistema audiovisivo e nel mondo televisivo italiano, servizio pubblico compreso.

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