giovedì 26 maggio 2016

I Netflix Originals all’europea: Marseille

Marseille, serie in otto puntate con Gerard Depardieu che interpreta il sindaco dell’omonima città che cerca la riconquista del suo scranno tra intrighi politici e familiari, segna l’esordio dei Netflix Originals, ovvero dei prodotti originali (non acquistati da terzi) di Netflix, in Europa. Distribuito globalmente, in tutti i quasi 200 Paesi in cui l’Over-The-Top TV creata da Reed Hastings è presente, con doppiaggio e sottotitoli, il 5 maggio (anniversario della morte di Napoleone Bonaparte, data già celebrata nella famosa ode manzoniana), nell’interezza di tutte le sue puntate (secondo la modalità di distribuzione per binge viewers tipica di Los Gatos), Marseille viene dopo l’esperimento di Narcos, serie pensata per il Messico e i latinos americani, diventata poi un successo planetario (seguita dall’ironico Club Curvos), e anticipa altri prodotti europei che saranno disponibili sulla piattaforma nel 2017, come l’italiano Suburra ed il tedesco Dark. Con la serie ambientata nella seconda città transalpina, Netflix si avvicina al mondo produttivo europeo, cominciando proprio dal Paese da cui partirà la sfida di Vivendi, la società di Vincent Bollorè, intenzionata, dopo aver acquisito partecipazioni in Telecom Italia, Mediaset e in alcune case di produzione (tra cui il terzo gruppo europeo del comparto, Banijay), a lanciare una piattaforma per la produzione e distribuzione di prodotti audiovisivi online.
Marseille è stato etichettato da molti come l’House of Cards francese, sottovalutando le molte differenze che esistono tra i due prodotti e soprattutto tra le vicende che le due serie raccontano. Se il racconto della scalata alla Casa Bianca di Frank (e Claire) Underwood avviene in un contesto nazionale, la sfida tra Taro e il suo ex delfino Barres si gioca in un contesto locale, a ricordarci l’ importanza delle città e delle aree urbane in Europa, resa ancora più evidente dal clamore suscitato dalla recentissima elezione di Sadiq Khan a Sindaco di Londra; all’immensa e ordinata periferia delle primarie USA si contrappongono, in Marseille, le conflittuali banlieu caratterizzate dalla scarsa integrazione razziale; se in House of Cards la campagna elettorale era tutta basata su manipolazione dei dati degli elettori e ricorso spasmodico ad Instagram, in Marseille tornano alla ribalta passeggiate nei mercati rionali, affissioni e volantini; al confronto bipartitico tra repubblicani e democratici, tipico dell’universo politico USA, si oppongono, infine, le alleanze e gli accordi elettorali sottobanco tipici dell’Europa mediterranea (che gli spettatori italiani sentiranno molto vicini viste le imminenti elezioni amministrative).

In sostanza Marseille porta, non solo nella produzione, ma anche nei temi e nei personaggi, un tocco di Europa sulla piattaforma globale Netflix: la domanda da porsi è se, a seguito dei primi Netflix Originals del Vecchio Continente, i produttori e consumatori inizieranno a chiedere un Netflix tutto europeo (sotto le ali di Vivendi) o si accontenteranno dello spazio riservato alle produzioni continentali nella “più grande Internet TV” (definizione di Reed Hastings).

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