Marseille,
serie in otto puntate con Gerard Depardieu che interpreta il sindaco
dell’omonima città che cerca la riconquista del suo scranno tra intrighi
politici e familiari, segna l’esordio dei Netflix
Originals, ovvero dei prodotti originali (non acquistati da terzi) di
Netflix, in Europa. Distribuito globalmente, in tutti i quasi 200 Paesi in cui
l’Over-The-Top TV creata da Reed Hastings è presente, con doppiaggio e
sottotitoli, il 5 maggio (anniversario della morte di Napoleone Bonaparte, data
già celebrata nella famosa ode manzoniana), nell’interezza di tutte le sue
puntate (secondo la modalità di distribuzione per binge viewers tipica di Los Gatos), Marseille viene dopo l’esperimento di Narcos, serie pensata per il Messico e i latinos americani, diventata poi un successo planetario (seguita
dall’ironico Club Curvos), e anticipa
altri prodotti europei che saranno disponibili sulla piattaforma nel 2017, come
l’italiano Suburra ed il tedesco Dark. Con la serie ambientata nella
seconda città transalpina, Netflix si avvicina al mondo produttivo europeo, cominciando
proprio dal Paese da cui partirà la sfida di Vivendi, la società di Vincent Bollorè,
intenzionata, dopo aver acquisito partecipazioni in Telecom Italia, Mediaset e
in alcune case di produzione (tra cui il terzo gruppo europeo del comparto, Banijay),
a lanciare una piattaforma per la produzione e distribuzione di prodotti
audiovisivi online.
Marseille
è stato etichettato da molti come l’House
of Cards francese, sottovalutando le molte differenze che esistono tra i
due prodotti e soprattutto tra le vicende che le due serie raccontano. Se il
racconto della scalata alla Casa Bianca di Frank (e Claire) Underwood avviene
in un contesto nazionale, la sfida tra Taro e il suo ex delfino Barres si gioca
in un contesto locale, a ricordarci l’ importanza delle città e delle aree
urbane in Europa, resa ancora più evidente dal clamore suscitato dalla recentissima
elezione di Sadiq Khan a Sindaco di Londra; all’immensa e ordinata periferia
delle primarie USA si contrappongono, in Marseille,
le conflittuali banlieu
caratterizzate dalla scarsa integrazione razziale; se in House of Cards la campagna elettorale era tutta basata su
manipolazione dei dati degli elettori e ricorso spasmodico ad Instagram, in Marseille tornano alla ribalta
passeggiate nei mercati rionali, affissioni e volantini; al confronto
bipartitico tra repubblicani e democratici, tipico dell’universo politico USA,
si oppongono, infine, le alleanze e gli accordi elettorali sottobanco tipici
dell’Europa mediterranea (che gli spettatori italiani sentiranno molto vicini
viste le imminenti elezioni amministrative).
In sostanza Marseille porta, non solo nella produzione, ma anche nei temi e nei
personaggi, un tocco di Europa sulla piattaforma globale Netflix: la domanda da
porsi è se, a seguito dei primi Netflix
Originals del Vecchio Continente, i produttori e consumatori inizieranno a
chiedere un Netflix tutto europeo (sotto le ali di Vivendi) o si
accontenteranno dello spazio riservato alle produzioni continentali nella “più
grande Internet TV” (definizione di Reed Hastings).
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