mercoledì 13 aprile 2016

Perché Twitto quindi tifo

Ad alcuni mesi dalla pubblicazione del mio primo saggio “Deciders. Chi decide sulla rete” (Dante & Descartes, Napoli 2015) era venuto ormai il tempo di presentarlo da Iocisto, prima libreria dei cittadini a Napoli e primo caso partenopeo di relazione diretta tra social media e impegno civico in campo culturale, a cui non a caso dedico uno spazio fisso nel mio corso di “Marketing e nuovi media” presso il Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II.
Piuttosto che presentare in maniera monodirezionale, con l’ausilio di qualche relatore, i temi oggetto del mio volume, ho deciso, però, in coerenza con lo spirito aperto e partecipativo della libreria, di proporre un dibattito, scegliendo come argomento elettivo per sviluppare le tematiche di Deciders il tifo online. Ho immediatamente coinvolto Francesco Pirone e Luca Bifulco, ricercatori in Sociologia Generale ed attenti studiosi del fenomeno calcistico (a cui hanno dedicato numerose pubblicazioni, seminari di approfondimento ed incontri pubblici), ho chiesto ad Anna Trieste, giornalista e comunicatrice nota per i suoi tweet sul Napoli Calcio, e da alcune settimane protagonista delle prime pagine de Il Mattino e dei dibattiti televisivi del Processo del lunedì su RaiTre, di partecipare all’evento, ne ho parlato con Adolfo Fattori, sociologo, formatore e socio attivo di Iocisto, che si è offerto di moderare il dibattito.
È nato così “Twitto quindi tifo”, questo il titolo dell’incontro dibattito su tifo e social media che si terrà domani, giovedì 14 aprile, alle 18 presso Iocisto (Via Cimarosa, 20, Piazza Fuga, Napoli).
Perché proprio il tifo online per discutere di un volume che parla di hate speech, socialità e politica in rete, memoria e ruolo delle piattaforme digitali? La risposta è semplice e al tempo stesso molto articolata, visto che nel tifo online si ritrovano alcuni fenomeni ascrivibili alle principali dinamiche e tendenze sociali, politiche e comunicative dell’ecosistema digitale:
·         il tifoso si esprime online usando ironia e sarcasmo, in perfetto stile social, come attestano ad esempio le ricerche della sociologa Sara Bentivegna sulla dimensione politica di Twitter, che spesso si trova intrecciata alla sfera calcistica e sportiva;
·          i contenuti promossi dai media mainstream in relazione all’universo calcistico seguono, nella loro diffusione online, le stesse dinamiche partecipative, di spreading e mash up, tipiche dei contenuti user-generated, e messe in evidenza dalla ricerca accademica (da Henry Jenkins ai critici marxisti) sul ruolo degli utenti nei social media (Facebook) e negli online video aggregators (YouTube);
·         con la disintermediazione dei contenuti, emergono nuovi opinion leaders sui social media e nuovi riferimenti (utenti hub) per i tifosi, e il giornalismo sportivo deve rincorrere e recuperare la fiducia dei lettori (così come accade al giornalismo politico);
·         sui social media si ritrovano forme di civic engagement, anzi di cheering engagement, tramite cui i cittadini diventano attori e protagonisti di proteste o petizioni relative ai campionati calcistici, ai loro beniamini sportivi, al racconto della loro squadra veicolato dai mass media;
·         un fenomeno come l’hate speech online (banalmente: attacchi di odio contro gruppi e persone basati su discriminazioni etniche, razziali o sessuali, veicolati su social network, forum, e altri spazi di discussione online), trasversale a tutti i temi e gli ambiti della vita sociale e politica, trova un’inedita dimensione anche nel mondo dello sport, e del calcio in particolare, in un cortocircuito comunicativo con le dichiarazioni di allenatori e dirigenti calcistici e con i cori e gli striscioni che animano gli stadi durante le partite.

Analizzeremo questi e altri fenomeni con esempi concreti (dal gruppo Facebook “No Higuain No Pay TV” alle reazioni al tweet su Higuain dell’europarlamentare leghista Gianluca Buonanno, dai commenti online alle dichiarazioni di Arrigo Sacchi sui troppi calciatori stranieri nei tornei giovanili, alla solidarietà seguita agli attacchi alla squadra dilettantistica “Afro Napoli United” sulla relativa pagina Facebook), cercando di comprendere gli aspetti sociali e comunicativi più o meno positivi connessi al tifo online, e augurandoci di suscitare interesse, curiosità, domande e dibattiti nel pubblico di giornalisti, tifosi, studenti o semplici curiosi.

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