giovedì 28 aprile 2016

Netflix, simbolo della tv che cambia.

Da Don Matteo ad House of Cards, passando per The Jackal e gli YouTubers, il saggio di Francesco Marrazzo “Effetto Netflix” descrive nuove strade per produttori e professionisti dell’audiovisivo

Rai, Vivendi, Telecom e tutti gli operatori europei coinvolti nel nuovo scenario televisivo, dettato dalla convergenza tra reti e contenuti, dichiarano di voler dar vita ad una propria Netflix, di servizio pubblico o mediterranea che sia.
Secondo le recenti dichiarazioni di Reed Hastings, suo creatore, “Netflix è la più grande rete di Internet TV del mondo, con oltre 70 milioni di abbonati in più di 190 paesi, che ogni giorno guardano più di 125 milioni di ore di programmi televisivi e film, tra cui serie originali, documentari e lungometraggi”. Non stupisce, da questi pochi ma significativi dati, che Netflix – primo operatore globale di questo tipo, in Italia dall’ottobre 2015 – sia ormai diventato il passepartout per indicare l’Over-The-Top TV, una nuova forma di distribuzione di contenuti televisivi (a pagamento) che sfrutta l’apertura della rete e la possibilità per l’utente di utilizzare più dispositivi connessi (dalla smart TV al PC, dalla game console al tablet) per fruire dei nuovi servizi.
Francesco Marrazzo, giovane sociologo dei media, attualmente docente a contratto di “Marketing e nuovi media” presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli “Federico II”, già autore di “Deciders. Chi decide sulla rete”, ha provato ad esplorare in “Effetto Netflix. Il nuovo paradigma televisivo”, pubblicato questo mese nella collana Studi e Ricerche della casa editrice dell’Università Bocconi di Milano Egea, la portata rivoluzionaria del modello Netflix, guardando non solo alle nuove modalità di consumo dei contenuti audiovisivi in rete, quanto alla vera e propria svolta paradigmatica introdotta dalla tv globale californiana nel modo di fare e concepire televisione.
Dopo aver delineato, con l’ausilio di dati provenienti da numerosi report e ricerche internazionali, il nuovo ecosistema globale della comunicazione audiovisiva in rete, il libro ricostruisce la storia di Netflix, dal noleggio DVD allo streaming, e in particolare la sua espansione internazionale ed europea, soffermandosi sul suo arrivo in Italia e sui fattori strutturali del nostro sistema-Paese che rendono così difficile questo passaggio paradigmatico nella tv nostrana (bassa diffusione della banda larga, mancata alfabetizzazione digitale, pirateria, scarso interesse della politica e dell’impresa italiana verso il settore delle comunicazioni). Nella seconda parte, invece, l’Autore entra nel pieno delle sue tesi di partenza, mostrando da un lato come il sistema di funzionamento di Netflix, basato sull’algoritmo, permetta una reale svolta nel modello televisivo, prima basato sul palinsesto, e d’altro lato, come il nuovo tipo di tv internazionale creato da Reed Hastings possa consentire inedite occasioni di crescita per l’industria della produzione audiovisiva in tutto il mondo.
Tramite schede di approfondimento e dettagliati focus tematici, Effetto Netflix permette al lettore, studioso o appassionato della materia, di aggiornarsi sulle strategie dei nuovi players dell’entertainment (a partire da YouTube), di costruirsi un piccolo dizionario delle nuove forme di televisione online, di approfondire le dinamiche della TV generalista italiana in seguito all’avvento di operatori stranieri come Sky e Discovery, di trovare inedite connessioni tra i palinsesti della Rai di Bernabei e quelli delle tv tematiche, di esplorare le ragioni politiche, economiche e regolamentari che segnano la differenza tra il comparto della fiction italiano e quelli di altri Paesi europei, di conoscere le più recenti tendenze nell’ambito delle narrazioni audiovisive seriali.
Numerosi anche gli esempi e i casi di studio citati dall’Autore, riferiti in particolare ai recenti successi della fiction generalista (Don Matteo) e della serialità on-demand (House of Cards), nonché ai nuovi produttori di webseries (The Jackal e i cosiddetti YouTubers).
Nelle conclusioni del saggio, non a caso, Francesco Marrazzo sottolinea proprio come la rivoluzione televisiva simboleggiata da Netflix possa costituire anche in Italia un’inedita occasione grazie a cui produttori e giovani professionisti del settore possono trovare una nuova dimensione globale nello scenario dell’audiovisivo connesso.

Per maggiori informazioni:

Come acquistare il libro:
“Effetto Netflix. Il nuovo paradigma televisivo” è disponibile in E-Pub e PDF (a 11,99 euro) sulla piattaforma web dell’editore Egea, in formato Kindle su Amazon (a 11,99 euro), in cartaceo tramite la piattaforma Egea (a 18,70 euro), in tutte le librerie secondo la formula print-on-demand (a 22 euro). Attualmente, il volume è disponibile presso la libreria Ubik di Napoli (Via Benedetto Croce, 28) e il bookshop Egea di Milano (Via Ferdinando Bocconi, 8).

Contatti dell’autore:
Francesco Marrazzo

mercoledì 13 aprile 2016

Perché Twitto quindi tifo

Ad alcuni mesi dalla pubblicazione del mio primo saggio “Deciders. Chi decide sulla rete” (Dante & Descartes, Napoli 2015) era venuto ormai il tempo di presentarlo da Iocisto, prima libreria dei cittadini a Napoli e primo caso partenopeo di relazione diretta tra social media e impegno civico in campo culturale, a cui non a caso dedico uno spazio fisso nel mio corso di “Marketing e nuovi media” presso il Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II.
Piuttosto che presentare in maniera monodirezionale, con l’ausilio di qualche relatore, i temi oggetto del mio volume, ho deciso, però, in coerenza con lo spirito aperto e partecipativo della libreria, di proporre un dibattito, scegliendo come argomento elettivo per sviluppare le tematiche di Deciders il tifo online. Ho immediatamente coinvolto Francesco Pirone e Luca Bifulco, ricercatori in Sociologia Generale ed attenti studiosi del fenomeno calcistico (a cui hanno dedicato numerose pubblicazioni, seminari di approfondimento ed incontri pubblici), ho chiesto ad Anna Trieste, giornalista e comunicatrice nota per i suoi tweet sul Napoli Calcio, e da alcune settimane protagonista delle prime pagine de Il Mattino e dei dibattiti televisivi del Processo del lunedì su RaiTre, di partecipare all’evento, ne ho parlato con Adolfo Fattori, sociologo, formatore e socio attivo di Iocisto, che si è offerto di moderare il dibattito.
È nato così “Twitto quindi tifo”, questo il titolo dell’incontro dibattito su tifo e social media che si terrà domani, giovedì 14 aprile, alle 18 presso Iocisto (Via Cimarosa, 20, Piazza Fuga, Napoli).
Perché proprio il tifo online per discutere di un volume che parla di hate speech, socialità e politica in rete, memoria e ruolo delle piattaforme digitali? La risposta è semplice e al tempo stesso molto articolata, visto che nel tifo online si ritrovano alcuni fenomeni ascrivibili alle principali dinamiche e tendenze sociali, politiche e comunicative dell’ecosistema digitale:
·         il tifoso si esprime online usando ironia e sarcasmo, in perfetto stile social, come attestano ad esempio le ricerche della sociologa Sara Bentivegna sulla dimensione politica di Twitter, che spesso si trova intrecciata alla sfera calcistica e sportiva;
·          i contenuti promossi dai media mainstream in relazione all’universo calcistico seguono, nella loro diffusione online, le stesse dinamiche partecipative, di spreading e mash up, tipiche dei contenuti user-generated, e messe in evidenza dalla ricerca accademica (da Henry Jenkins ai critici marxisti) sul ruolo degli utenti nei social media (Facebook) e negli online video aggregators (YouTube);
·         con la disintermediazione dei contenuti, emergono nuovi opinion leaders sui social media e nuovi riferimenti (utenti hub) per i tifosi, e il giornalismo sportivo deve rincorrere e recuperare la fiducia dei lettori (così come accade al giornalismo politico);
·         sui social media si ritrovano forme di civic engagement, anzi di cheering engagement, tramite cui i cittadini diventano attori e protagonisti di proteste o petizioni relative ai campionati calcistici, ai loro beniamini sportivi, al racconto della loro squadra veicolato dai mass media;
·         un fenomeno come l’hate speech online (banalmente: attacchi di odio contro gruppi e persone basati su discriminazioni etniche, razziali o sessuali, veicolati su social network, forum, e altri spazi di discussione online), trasversale a tutti i temi e gli ambiti della vita sociale e politica, trova un’inedita dimensione anche nel mondo dello sport, e del calcio in particolare, in un cortocircuito comunicativo con le dichiarazioni di allenatori e dirigenti calcistici e con i cori e gli striscioni che animano gli stadi durante le partite.

Analizzeremo questi e altri fenomeni con esempi concreti (dal gruppo Facebook “No Higuain No Pay TV” alle reazioni al tweet su Higuain dell’europarlamentare leghista Gianluca Buonanno, dai commenti online alle dichiarazioni di Arrigo Sacchi sui troppi calciatori stranieri nei tornei giovanili, alla solidarietà seguita agli attacchi alla squadra dilettantistica “Afro Napoli United” sulla relativa pagina Facebook), cercando di comprendere gli aspetti sociali e comunicativi più o meno positivi connessi al tifo online, e augurandoci di suscitare interesse, curiosità, domande e dibattiti nel pubblico di giornalisti, tifosi, studenti o semplici curiosi.